Vi diamo il benvenuto nella rubrica “Warriors”, lo spazio del blog ideato e curato da Graziana Gesualdo, dedicato alle donne guerriere, a chi affronta ogni battaglia con coraggio e determinazione.
Oggi sono felice di intervistare Danila De Stefano, CEO e Founder di Unobravo, servizio di psicologia online che sta rivoluzionando l’approccio al tema della salute mentale.

Laureata con lode in Psicologia Clinica, Danila trascorre un anno a Londra come assistente di ricerca, prima di fondare nel 2019 la startup Unobravo.
Riconosciuta tra gli “Under 30” di Forbes Italia nel 2021, Danila si impegna attivamente per abbattere lo stigma sulla salute mentale, ispirando le donne di tutto il mondo con la sua determinazione e visione.
Ciao Danila, grazie per essere qui. Raccontaci un po’ chi sei e di cosa ti occupi.
Grazie a voi per avermi coinvolta! Sono Danila De Stefano, psicologa ma anche CEO e Founder del servizio di psicologia online Unobravo.
Da sempre sono stata una persona curiosa, con interessi molto disparati e diversi tra loro. Quando ero al liceo ho scelto di studiare psicologia e diventare psicologa clinica perché ero affascinata da questo settore mai monotono.
Subito dopo l’università a Roma, ho deciso di partire per vivere esperienze lontane dalla mia comfort zone che mi permettessero di crescere e maturare visioni diverse dal punto di vista culturale. Ma, tra lavoro e inserimento in un nuovo Paese, ho sentito l’esigenza di rivolgermi ad uno psicologo che svolgesse terapia in italiano e in quel momento ho dovuto scontrarmi con diversi ostacoli tra cui costi esorbitanti richiesti per le sedute e lunghe liste d’attesa dei professionisti disponibili.
Da questa esigenza personale è nato Unobravo ed è iniziato così il nuovo percorso da imprenditrice. Un lavoro a cui non avevo mai pensato ma che, con il tempo, ho scoperto essere un ruolo che mi calza a pennello. Agli inizi di questa avventura mi sono occupata in prima persona del sito web, ma anche del logo aziendale e delle prime iniziative di marketing e, passo dopo passo, sentivo sempre più forte il desiderio, e allo stesso tempo il bisogno, di dare voce a stimoli nuovi: in questo “fare startup” mi ha dato tanta fiducia in me stessa, oltre alla possibilità di aprire gli orizzonti, di mettermi alla prova e conoscere, sperimentare e capire le logiche di business.
Oggi sono alla guida di un gruppo composto da oltre 250 persone, tra dipendenti e collaboratori, e posso dirmi orgogliosa di essere a capo di un’azienda di successo che ha una mission sociale ambiziosa e ben precisa, quella di abbattere lo stigma sul benessere mentale e di normalizzazione della terapia psicologica.
Qual è stato il motivo principale che ti ha spinto a creare Unobravo e in che modo questo servizio di psicologia online sta contribuendo a cambiare la percezione circa la salute mentale?
Come anticipavo, dopo il mio trasferimento nel Regno Unito ero alla ricerca di un supporto professionale per me stessa, ma ho dovuto imbattermi in quella che era la realtà del mercato, in cui i costi proibitivi e le lunghe attese non mi avrebbero permesso di ricevere un supporto immediato.
Ho iniziato così a riflettere sull’inacessibilità del benessere psicologico, perché ero certa che tante altre persone, come me, si erano ritrovate in una situazione simile alla mia o lo sarebbero state. La psicoterapia è salute e la salute passa dal corpo così come dalla mente. E per me era inaccettabile che, ancora nel 2018, il benessere mentale non fosse accessibile a tutti: volevo fortemente fare qualcosa per poter risolvere questo problema.
Oggi la risposta sembra scontata: post-pandemia il digitale ha fatto passi da gigante e anche la psicologia online è una pratica ormai sdoganata. Negli anni pre-pandemia, però, gli psicologi che offrivano sostegno psicologico e psicoterapia online si contavano sulle dita di una mano: una di questi ero io. Lavorando in prima persona come psicologa online, ho potuto constatare l’efficacia delle sedute da remoto e superare ogni scetticismo iniziale. Dopo qualche mese, per poter far fronte alla domanda sempre crescente di pazienti, ho deciso di coinvolgere alcuni colleghi fidati e sono riuscita a dare vita a un progetto più strutturato. Così è nato Unobravo.
Per noi di Unobravo è importante riportare la giusta attenzione sul tema del benessere psicologico creando occasioni di dialogo, scambio e riflessione. Purtroppo nel nostro Paese il tabù dietro questo argomento è ancora molto diffuso e c’è scarsa consapevolezza dell’importanza di coltivare il benessere della mente, e inoltre le politiche di prevenzione sono ancora molto carenti. Noi siamo profondamente convinti che parlare di salute mentale e fare cultura siano i primi fondamentali passi per superare i pregiudizi e per questo, sin dalla fondazione, continuiamo a impegnarci ogni giorno facendo sensibilizzazione su tutti i canali – dai social alla stampa tradizionale, passando per la tv – creando spazi di confronto aperti e inclusivi promulgando una cultura del benessere mentale.
Quali sono state le sfide più grandi che hai affrontato finora come persona e come professionista? E quali importanti lezioni hai appreso da queste esperienze?
Più che un momento o una sfida ben precisi, ho dovuto affrontare una serie di episodi nei quali avremmo potuto fare scelte sbagliate, anche molto gravi a volte.
Nell’ecosistema startup, e in generale nel mondo dell’imprenditoria, non esistono libretti di istruzioni da cui apprendere cosa fare o meno, eppure ci sono sempre “persone con più esperienza” pronte a farti da consulente, portando magari esempi che non tengono conto appieno del tuo progetto.
All’inizio del nuovo percorso è stato difficile percorrere la mia strada fidandomi dell’istinto e del mio team, anziché percorrere un sentiero già sperimentato e validato. In casi così non sai mai quando stai sbagliando, e quando, invece, è proprio la tua visione ad essere vincente. Io però sono stata sempre più caparbia e grazie a questo mio carattere ho avuto conferma di come alcuni suggerimenti non potessero essere applicati alla nostra startup e, al contrario, le mie intuizioni fossero più appropriate.
Allo stesso modo sono tante le lezioni che ho appreso, e continuo ad apprendere, giorno dopo giorno nel mio lavoro. Per esempio ho imparato quanto fondamentale sia non avere avversione al rischio: la paura di uscire dalla propria zona di comfort deve essere superata, altrimenti non c’è imprenditoria. E per essere un buon leader è necessario non soltanto sapersi organizzare, gestire il proprio tempo e il tempo altrui, ma anche ispirare i collaboratori e lasciare sempre qualcosa di positivo alle persone.
Spesso l’imprenditoria può essere un percorso solitario e pieno di incertezze. Come affronti i momenti di dubbio o di difficoltà?
Come accade per tutti gli imprenditori, anche la mia vita è una montagna russa, e sicuramente dubbi e incertezze non sono mai mancati, anzi! In questi anni, però, mi sono accorta di affrontare in maniera diversa i momenti di difficoltà, perché sono cresciuta ed è cambiato anche il mio sguardo su moltissime cose. I momenti di dubbio, preoccupazione e stress ci saranno sempre, non capitano soltanto all’inizio di un percorso imprenditoriale, ma bisogna imparare a non lasciarsi sopraffare. Io lo faccio anche, ad esempio, circondandomi di persone che sono per me esempi positivi, con cui mi confronto spesso e cerco di rimettere in ordine idee e decisioni.
Se dovessi nominare tre donne che per te sono fonte di ispirazione umana e professionale, chi sarebbero e perché?
Nominerei sicuramente Sheryl Sandberg, una professionista che mi ispira molto nel mio dover cambiare continuamente così come evolve l’azienda. Lei lo ha fatto brillantemente due volte in un modo eccezionale.
Successivamente direi Whitney Wolfe Herd, per la sua caparbietà e soprattutto resilienza anche davanti a sfide personali intrecciate a quelle imprenditoriali.
E, in ultimo, direi sicuramente Melanie Perkins, perché con Unobravo, con la psicologia spero di fare ciò che lei è riuscita a fare con Canva, rendendo l’accessibilità il “new normal” del design, oltre che leader indiscusso del suo mercato.