In questo appuntamento di MeetTheSpeaker conosciamo Antonella Caruso, Head of Workload Global Natural Resources di Eni. Con oltre 30 anni di esperienza nelle risorse umane, ci guiderà alla scoperta del potere rivoluzionario dell’ascolto autentico: un atto apparentemente semplice che può cambiare relazioni, team e persino intere organizzazioni.

Perché l’ascolto è, secondo te, la competenza più sottovalutata ma anche più potente nelle organizzazioni?
L’ascolto è una delle competenze più preziose in un contesto organizzativo, anche se spesso viene sottovalutato, forse perché non fa rumore. Se ne parla molto, ad esempio in riferimento all’ascolto attivo o al valore dell’ascolto nel feedback. Eppure, nella pratica, non è così semplice renderlo concreto, reale, parte della quotidianità.
L’azienda è un luogo di connessioni e di incontri, e il suo successo dipende anche dalla qualità delle relazioni: relazioni sane e trasparenti, fatte di scambi aperti di opinioni e di confronti chiari e onesti.
Per questo credo che l’ascolto, che è alla base di ogni relazione positiva, sia uno strumento potente e fondamentale, non solo nei rapporti individuali ma anche all’interno di un sistema di relazioni complesse come quello aziendale.

Nella tua lunga esperienza HR, hai un esempio concreto in cui l’ascolto ha cambiato radicalmente una situazione?
Più che a un singolo esempio mi piace far riferimento ai tanti piccoli episodi dove la gestione di una situazione complessa è stata resa più semplice grazie al substrato positivo generato dall’ascolto pregresso.
Per me l’ascolto è come un insieme di piccole gocce d’acqua che nutrono la terra: la rendono più fertile e capace di generare frutti buoni. Quando alla base di un rapporto c’è fiducia, allora ogni conversazione e confronto diventa più efficace. Pensiamo, ad esempio, ai feedback: se c’è fiducia fra le parti, allora non vengono percepiti come giudizi ma come occasioni di crescita e miglioramento.
Cosa significa per te conciliare le esigenze di business con i desideri e le aspettative delle persone?
È una delle sfide più complesse e affascinanti del nostro lavoro. A volte le due dimensioni si incontrano naturalmente, altre volte serve tempo, dialogo e capacità di mediazione per farle convergere. Ed è proprio in questi momenti che aver coltivato una relazione fa la differenza. Richiede certamente uno sforzo e un coinvolgimento emotivo, soprattutto quando è necessario dire dei no. Ma è anche la chiave che permette di gestirli nel modo giusto.
Credo che la trasparenza paghi sempre: quando, grazie all’ascolto e allo scambio reciproco, si è costruita una relazione di fiducia, anche un no – o un “non adesso” – può essere espresso con maggiore chiarezza, e quindi accolto e compreso più facilmente.

Che consiglio daresti a chi vuole diventare un leader capace di ascoltare davvero?
Non credo che esista una ricetta valida per tutti: ciascuno può diventare un leader capace di ascoltare davvero seguendo un percorso personale, fatto di esercizio e tentativi. È sicuramente utile imparare a lasciare spazio agli altri, anche attraverso il silenzio, per dare loro il giusto ascolto. Dopo una conversazione, ritagliarsi un momento per riflettere su quanto è stato detto aiuta a verificare di aver davvero compreso ciò che l’interlocutore ha voluto comunicare. È altrettanto importante guardarsi dentro, essere pronti a lavorare su se stessi e chiedere agli altri un feedback sulla propria capacità di ascolto.
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