In Italia parlare di infertilità e di Procreazione Medicalmente Assistita è ancora difficile.

Non perché manchino le informazioni o le leggi, ma perché manca un linguaggio condiviso. Uno spazio sicuro in cui dire, senza abbassare la voce, che non è una rarità, non è una scorciatoia e, soprattutto, non è una colpa.

La PMA entra nella vita di molte coppie in punta di piedi.

Non fa annunci, non arriva con un nome chiaro fin dall’inizio. Spesso compare dopo mesi — a volte anni — di tentativi, di attese silenziose, di calendari pieni di ricerche e di speranze.

E insieme porta una solitudine strana, difficile da spiegare a chi non l’ha mai attraversata.

Questo articolo nasce da qui.

Dal bisogno di spiegare cos’è la PMA, quali sono i tassi di infertilità in Italia e perché sempre più persone si trovano a fare i conti con questo percorso.

Non è un articolo medico. È informativo, sì, ma prima di tutto è umano.

Infertilità in Italia: non è un’eccezione

Quando si parla di infertilità, spesso si pensa che riguardi poche persone, casi isolati.

La realtà è ben diversa: in Italia si stima che circa una coppia su sei abbia difficoltà a concepire in modo naturale. Una su sei.

Sono numeri che fanno rumore, anche se raramente vengono detti ad alta voce.

Le cause possono essere molte: femminili, maschili, condivise oppure non identificabili. Esiste anche l’infertilità cosiddetta “idiopatica”, quando una spiegazione chiara non arriva.

Ed è importante dirlo senza giri di parole: l’infertilità non è solo una questione femminile, anche se troppo spesso è sulle donne che si concentra tutto il peso emotivo, sociale e narrativo.

Negli ultimi anni diversi fattori hanno reso il concepimento più complesso. L’età in cui si cerca una gravidanza si è spostata in avanti, gli stili di vita sono più stressanti, incidono fattori ambientali, ormonali, metabolici.

A tutto questo si aggiunge una scarsa educazione sessuale e riproduttiva, che lascia molte persone impreparate proprio quando iniziano a porsi le prime domande.

Ed è lì che, quasi senza accorgersene, si comincia a pensare alla PMA.

Cos’è davvero la PMA

La Procreazione Medicalmente Assistita comprende un insieme di tecniche mediche che aiutano una coppia a ottenere una gravidanza quando il concepimento naturale non arriva.

Contrariamente a ciò che spesso si pensa, la PMA non è una scelta facile né immediata. Nella maggior parte dei casi è una strada che si imbocca dopo tanti tentativi, dopo molte delusioni e dopo aver già fatto i conti con una parola che pesa: infertilità.

Le tecniche di PMA si dividono in diversi livelli, a seconda dell’intervento necessario.

La PMA di primo livello include procedure meno invasive, come l’inseminazione intrauterina (IUI), in cui gli spermatozoi vengono preparati e inseriti nell’utero durante il periodo dell’ovulazione. È indicata solo in situazioni specifiche e ha percentuali di successo piuttosto contenute.

Quando si parla di fecondazione assistita vera e propria, ci si riferisce invece alla PMA di secondo livello: FIVET e ICSI.

Nel primo caso ovociti e spermatozoi vengono messi a contatto in laboratorio; nel secondo, un singolo spermatozoo viene iniettato direttamente nell’ovocita. Dopo la fecondazione, l’embrione viene trasferito nell’utero.

In termini semplici: la medicina aiuta un passaggio che, da solo, non riesce a compiersi.

Le percentuali di successo: possibilità, non promesse

Uno degli aspetti meno raccontati della PMA riguarda le percentuali di successo.

Spesso si pensa che la tecnologia garantisca un risultato. Ma non funziona così.

Le probabilità di gravidanza dipendono da molti fattori: l’età della donna, la causa dell’infertilità, la qualità di ovociti e spermatozoi, il numero di tentativi già affrontati.

Secondo i dati del Registro Nazionale PMA, le percentuali di gravidanza per ciclo si aggirano mediamente intorno al 30–35%, con un calo significativo con l’aumentare dell’età.

Questo significa una cosa semplice e difficile da accettare insieme:

La PMA non è una certezza. È una possibilità.

E spesso è un percorso fatto di più tentativi, di attese che si sommano e di emozioni che vanno gestite una alla volta.

Perché resta un tabù

Nonostante i numeri, parlare di infertilità resta complicato.

La PMA mette in discussione l’idea che diventare genitori sia automatico, che il corpo risponda sempre ai desideri, che “quando lo vuoi davvero” le cose accadano.

Chi vive questo percorso si trova spesso a fare i conti con frasi che minimizzano (“rilassati e vedrai che succede”), consigli non richiesti, silenzi imbarazzati, giudizi mai detti apertamente ma percepiti chiaramente.

Accanto a visite, protocolli e ormoni, esiste un carico emotivo e sociale che raramente viene riconosciuto.

PMA in Italia: accesso e disuguaglianze

In Italia la PMA è regolata da una normativa che consente l’accesso anche tramite il Servizio Sanitario Nazionale.

Ma nella pratica le differenze tra regioni sono evidenti: cambiano i tempi di attesa, i limiti di età, il numero di tentativi coperti, i costi a carico delle coppie.

Molte persone sono costrette a spostarsi, a rivolgersi al privato, a sostenere spese economiche ed emotive importanti.

Di fatto, l’accesso alla PMA non è uguale per tutti.

La PMA non è solo medicina

Ridurre la Procreazione Medicalmente Assistita a una procedura clinica è limitante.

La PMA attraversa l’identità, il rapporto con il proprio corpo, con il tempo, con il lavoro, con l’idea di futuro. Cambia il modo di guardarsi, di fare progetti, di stare nelle relazioni.

È un percorso che lascia segni.

Che il sogno si realizzi o meno.

Perché parlarne conta

Parlare di PMA e infertilità non serve solo a informare.

Serve a togliere il peso della colpa, a rompere il silenzio, a far sentire meno sole le persone che stanno attraversando questo percorso.

La PMA non è una scorciatoia. Non è una moda. Non è una storia di serie B.

È una delle tante forme che può prendere il desiderio di diventare genitori.

E merita spazio, rispetto e parole che sappiano stare dentro la realtà.

Fonti ufficiali (consultate)

Per i dati e le informazioni presenti in questo articolo sono state consultate fonti istituzionali e scientifiche, tra cui:

  • Ministero della Salute – Relazioni annuali sulla Procreazione Medicalmente Assistita
  • Istituto Superiore di Sanità (ISS) – Registro Nazionale PMA
  • Registro Nazionale della PMA – Dati statistici su cicli, esiti e percentuali di successo
  • Società Italiana di Fertilità e Sterilità (SIFES)

Le percentuali e le stime citate possono variare nel tempo in base all’aggiornamento dei dati ufficiali.

Monica Deledda

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