Mentoring: la relazione che accelera (davvero) la tua crescita professionale

Negli ultimi anni il mentoring è diventato una parola che si sente spesso – nei programmi di crescita professionale, nelle conversazioni sull’empowerment, nei contesti legati al lavoro delle donne. Ma proprio perché se ne parla tanto non sempre è chiaro cosa sia davvero. E soprattutto, cosa lo renda così efficace.

Durante la masterclass tenuta per la community di WomenX Impact è emersa una cosa con molta chiarezza: il mentoring non è uno strumento “in più”. È una relazione che, vissuta nel modo giusto, può cambiare il modo in cui prendi decisioni professionali.

 

Partiamo da quello che non è

La prima difficoltà, quando si parla di mentoring, è che spesso viene confuso con altro. Non è coaching, che lavora sull’introspezione e fa emergere risorse già presenti attraverso domande. Non è formazione, dove qualcuno ti insegna competenze in modo strutturato. Non è consulenza, perché la mentor non arriva con la soluzione pronta. E non è nemmeno networking, almeno non nel senso superficiale del termine.

Il mentoring non ti dà risposte preconfezionate. Ti offre qualcosa di più sottile: il confronto con chi ha già attraversato, in forme diverse, passaggi che tu stai vivendo adesso.

 

Una relazione, prima di tutto

Alla base del mentoring c’è una relazione professionale ma anche profondamente umana. Non è una dinamica gerarchica rigida, né uno scambio tra pari. È uno spazio in cui l’esperienza si mette a disposizione senza imporsi, dove si condividono prospettive, errori, intuizioni e anche dubbi.

Ed è spesso in quello spazio che succede qualcosa di importante: cominci a vedere il tuo percorso da un’altra angolazione. E a volte basta proprio questo per sbloccare decisioni che rimandavi da mesi. La parola chiave è condividere.

Non sempre abbiamo bisogno di una mentor. Tuttavia, ci sono momenti in cui il mentoring può diventare un acceleratore reale. Quando sei in transizione, per esempio – stai cambiando ruolo, settore, o stai cercando di capire quale direzione professionale prendere. Quando senti che potresti crescere più velocemente ma ti manca un riferimento esterno capace di aiutarti a leggere meglio il contesto.

In quei momenti continuare da sole può sembrare la scelta più autonoma, ma non è detto che sia la più efficace.

 

Le aspettative cambiano tutto

Uno degli aspetti più sottovalutati riguarda proprio le aspettative con cui si entra in un percorso di mentoring perché è lì che si gioca gran parte del suo successo.

Se cerchi risposte definitive potresti rimanere delusa. Se vuoi che qualcuno prenda decisioni al posto tuo, il mentoring non è lo strumento giusto. Se invece sei disposta a portare domande vere, a metterti in discussione e ad assumerti la responsabilità delle tue scelte, allora, può diventare qualcosa di davvero trasformativo. Il mentoring non semplifica le decisioni. Le rende più consapevoli.

Durante la masterclass ho citato una frase che amo molto, tratta da un film: 

“Nei film ci sono le protagoniste e le migliori amiche. Tu, lo vedo, sei una protagonista. Ma per qualche motivo ti comporti come la migliore amica.”

Ecco! il mentoring funziona solo quando la mentee è la protagonista del proprio percorso. La mentor è una presenza preziosa ma la regia è tua.

Eppure, nella pratica, è facile scivolare nel ruolo opposto – aspettare che sia la mentor a guidare tutto, partecipare passivamente, sperare che qualcosa cambi da solo. Ma il mentoring non è qualcosa che ti accade. È qualcosa che costruisci insieme.

 

Il Mentoring Program di WomenX Impact

All’interno di WomenX Imact il mentoring prende una forma strutturata, con oltre 300 match realizzati. Non è lasciato all’informalità: c’è una fase di selezione attenta, un processo di matching costruito sulla base degli obiettivi e dei profili di entrambe, e un sistema di supporto attivo con monitoraggio e check-in periodici.

La durata si adatta a ciò che stai attraversando: 

  • sei mesi per un obiettivo specifico o un passaggio di ruolo immediato; 
  • otto o nove mesi per sviluppare e consolidare competenze; 
  • dodici mesi per chi sta affrontando una trasformazione professionale più profonda. 

Le regole per le mentor sono chiare: almeno due ore mensili di impegno e una relazione che rimanga uno spazio puro di crescita, libero da qualsiasi interesse commerciale.

Tutto questo per trasformare un confronto potenzialmente interessante in un vero percorso di crescita, con una direzione chiara e obiettivi concreti.

Il modo migliore per entrare nel Mentoring Program, forse, è partire da una domanda semplice ma tutt’altro che banale: 

“Sto cercando qualcuno che mi dica cosa fare, oppure qualcuno che mi aiuti a vedere meglio?”

La risposta, spesso, cambia tutto.

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Topazia Rocco

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