Laurea in Economia in Università Bocconi di Milano, un Master in Affari Internazionali a Sciences Po a Parigi e poi progetti in India e Haiti. Quanto pensi che la tua carriera sia stata influenzata da queste esperienze internazionali e come?
«La mia carriera è stata influenzata da queste esperienze in modo quasi controintuitivo. Il tempo passato all’estero ha fatto crescere in me il desiderio di replicare e sperimentare in Italia i modelli di imprenditoria sociale appresi tra studio e lavoro. Così ho fondato la mia impresa sociale a pochi passi dalla casa della mia infanzia, in una piccola frazione di Verona, Avesa.»
Quando è nata l’idea di Progetto Quid? Riesci a focalizzare un momento?
«L’idea di Progetto Quid è stata in un certo senso sempre con me – fin da quando ero piccola chiedevo a mia mamma di personalizzare abiti e capi, anche vecchi, con accessori, rattoppi e pezze colorate. Con gli studi ho maturato l’idea di mettere questa spinta di creatività e bellezza a servizio dell’empowerment femminile, un tema che ho avuto l’opportunità di approfondire già dai primi anni di università con diverse esperienze in India. Il momento preciso in cui ho intuito che questo sogno poteva diventare realtà è stato quando un compagno di università, al corrente (o forse ormai esasperato!) dei miei piani, ha insistito per presentarmi sua mamma, che a sua detta lavorava per una grande azienda del territorio. Si trattava dell’Amministratore Delegato! La sensibilità, ma anche l’operatività, è passata da donna a donna. Oggi quell’azienda è ancora un nostro grande cliente e fornitore di tessuto»

Etica e sviluppo sono veramente conciliabili?
«Lo sono, ma la conciliazione ha un costo. Bisogna essere disposti a pagare il giusto – fornitori e dipendenti, bisogna essere pronti a insistere con tenacia per coinvolgere nella trasformazione clienti e partner assuefatti a modelli di business meno bilanciati e sostenibili. Insomma, come in tutti gli esperimenti alla base delle rivoluzioni che cambiano le nostre vite, la formula c’è. Bisogna essere pronte a sperimentare a lungo per trovarla e raffinarla»
WXI è una community di donne e uomini che si supportano per implementare l’empowerment femminile in azienda, quanto pensi siano importanti questi tipi di network?
«La rete per me è tutto. Senza la rete sarei solo un nodo sconnesso da altri nodi. Le reti rendono i nodi – personali e di comunità – un’opportunità: una rete è flessibile, estensibile, accoglie e raccoglie. Per Quid le reti create con partner, con fornitori di tessuto e anche con altre piccole realtà produttive a impatto che oggi sono nostri contoterzisti sono state fondamentali per crescita di competenze e fatturato. Poi, le reti, anche quelle professionali, sono prima di tutto fatte di persone, le di cui storie rendono imprevedibili le geometrie di composizione delle reti stesse. »
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