Benvenuta Chiara e grazie per aver accettato il nostro invito!

Ti va di raccontare la tua storia, cosa ti porta qui oggi?

Intanto grazie per avermi invitata. Conosco la vostra azienda e spero che la mia storia possa essere di supporto per altre donne con disabilità.

Sono nata sorda nella città di Catania, ho due lauree e un master e ho fatto diverse esperienze fino a quando ho deciso di venire a Milano per cercare di superare la vergogna della mia disabilità.

Ovviamente non è stato tutto rose e fiori, ci sono delle forti differenze tra Milano e Catania.

Milano è una città che offre tanto: posso avere più collaborazioni oltre ad occasioni importanti per raccontare la mia storia. Il mio obiettivo è sempre stato quello di infondere coraggio nelle persone sorde.

Per esempio ho collaborato con molte aziende lavorando sulla loro accessibilità quindi i sottotitoli, gli interpreti lis e molto altro: dettagli che molto spesso le persone sottovalutano. 

Facciamo l’esempio dei social: adesso molti influencer e inseriscono i sottotitoli perché hanno capito che possono arrivare ad un pubblico ancora più vasto.

Quindi la mia storia è stata davvero molto d’esempio perché le persone non si aspettavano che una persona sorda potesse fare tutto quello che fanno le altre persone come lavorare e tantissime altre cose. Perché essere una persona sorda non vuol dire essere incapace.

Ovviamente sui social per me ci sono state critiche e tanto altro che ovviamente ho ignorato. 

Credi che, nel tempo, ci sia stato un miglioramento dell’accezione di “diversità”? 

Da prima della pandemia sì, ho visto un leggero miglioramento perché adesso le aziende sono leggermente più aperte ad una comunicazione inclusiva. Sulla mia pagina social ho avuto modo di affrontare diversi temi cercando di essere sempre più accanto alle persone sorde. È capitato, ad esempio, che abbiamo parlato di un’applicazione che permette di parlare al telefono traducendo vocalmente quello che viene detto.

Sicuramente anche le aziende possono fare di più.

Quindi si, da prima della pandemia ho visto un cambiamento.

Faccio un banale esempio: in Italia ci sono 7 milioni di persone sorde quindi non siamo pochi e fondamentalmente abbiamo il diritto anche noi di poter guardare la televisione come lo fanno tutte le persone udenti. E poi mi chiedo: quanto potrebbe essere profittevole per le aziende avere tutti questi utenti in più?

Molte volte chi ci sta attorno vede la parte più luminosa di noi, i successi e traguardi raggiunti, senza rendersi conto che sta osservando solo la punta dell’iceberg. Ti va di raccontarci quali sono stati i momenti più impegnativi nel tuo percorso, quelli che hanno richiesto maggior forza e determinazione?

La cosa più difficoltosa per me è stata lavorare in gruppo specialmente nel periodo della pandemia dove, durante il master, spesso capitava che i miei colleghi si dimenticassero che dovevano permettermi di leggere le labbra o comunque, permettermi di capire. Quindi capitava spesso che io dovessi ricordare che dovevano permettermi di seguire anche a me il filo del discorso. Più avanti è diventato tutto più semplice. Però è stato un qualcosa che mi ha sempre frenato, all’epoca ero anche in Sicilia.

I miei colleghi spesso si trovavano in difficoltà perché non sapevano come comportarsi, e sono stata io molte volte a dirgli “guarda che non c’è nessun problema, l’importante è che tu mi guardi in faccia”.

È stato un percorso sia mio, che loro. Inizialmente mi vergognavo di dire “scusa ma non ho capito!”

Ho fatto un grande lavoro su me stessa dicendomi “non è colpa mia se non capisco”.

Quindi diciamo che questa esperienza mi ha permesso di affrontare anche quelle successive con più tranquillità. 

Poi ovviamente sono venuta qui a Milano per affrontare ostacoli sempre più alti.

Ed è davvero molto bello in quanto le persone imparano molte cose da me.

Quale è l’ impatto che vorresti ottenere con quello che stai facendo sui Social?

Spero di diventare un punto di riferimento per le persone sorde.

Inoltre spero anche di aprire un’azienda tutta mia, per la quale sto anche facendo i primi passi.

Ovviamente poi so che ci saranno altre sorprese, nel bene e nel male.

Ovviamente, con la mia azienda spero di portare a tutti gli eventi ai quali partecipo o comunque vedo, siano accessibili a tutti.

Pensi di poter essere una fonte di ispirazione per gli altri?

Spero di sì. Io dico alle persone con disabilità di non avere paura. Di raggiungere il proprio sogno anche lavorativo, se avete un desiderio, provate!

Avere una disabilità non significa avere un ostacolo, tutto dipende dalla mente e dalla volontà. Vi confermo che tutto è possibile, quindi non bisogna avere paura!

Buttatevi, la vita è davvero molto breve! Io ho aperto una pagina dove si parla di sordità, ho aperto un’azienda dove il mio intento è aiutare il prossimo.

Immagina che tu domani voglia aprire la palestra del cambiamento, per aiutare chi come te è in una fase di cambiamento e transizione. Quali sono i tre consigli che tu daresti per facilitare il cambiamento?

– Accettare se stessi e fare le cose con il cuore,

– Essere di supporto per gli altri,

– Non avere paura di sbagliare.

Questi sono i tre consigli che mi vengono in mente, spero che questa chiacchierata sia stata utile per chi ci ha letto ed ascoltato.

Puoi ascoltare l’intervista anche tramite audio: