Benvenutə in “LeadHer”, rubrica curata da Serena Marmo

Professionista nel settore Tech & Digital e voce appassionata per l’empowerment femminile in ambito STEM. Questo spazio è dedicato a esplorare come valorizzare il talento e ispirare il cambiamento personale e professionale superando sfumature di genere, generazione o background

 

Compie 10 anni l’International Day of Women and Girls in Science, la ricorrenza con cui l’Assemblea Generale dell’ONU ha istituito nel 2015 la giornata delle donne in STEM. Questa decisione ha istituzionalizzato la giornata dell’11 febbraio come occasione per

(…) promuovere la piena ed equa partecipazione delle donne e delle ragazze all’istruzione, alla formazione, all’occupazione e ai processi decisionali nel campo delle scienze ed eliminare tutte le discriminazioni nei confronti delle donne e le relative barriere culturali, incoraggiando lo sviluppo di politiche e programmi di educazione scientifica (…), supportando lo sviluppo delle carriere per le donne nella scienza e riconoscendo i risultati ottenuti dalle donne nella scienza

Una narrativa al maschile

I dati evidenziano quanto sia ancor oggi diffuso il fenomeno per cui la presenza femminile si riduce progressivamente lungo il percorso di carriera. Proprio per questo, è stato coniato un termine ad-hoc: leaky pipeline (ossia, la tubatura che perde)

Nonostante la base di partenza sia numericamente diversa, questo trend è vero tanto nel contesto professionale generale, quanto in ambito STEM. Secondo il Global Gender Gap report 2023, il divario di rappresentanza femminile tra ruoli junior e C-level è del 49%, che sale addirittura del 76% nel mondo STEM.

 

STEM - Leaky pipeline

 

A questo punto, ho provato a fare un esperimento. Ho posto questa domanda a ChatGPT: “Can you please show a portrait of an AI Engineer?” L’utilizzo dell’inglese è stato consciamente voluto per non creare alcun tipo di pregiudizio di genere, lasciando all’Intelligenza Artificiale la massima libertà di creazione dell’output.

Sottoponendo la stessa domanda in più giorni, la risposta ottenuta è stata coerentemente questa: uomo, caucasico, giovane. Nessuno spazio per alternative di genere, etnia o generazione.

 

GenAI Engoneer

 

La banalità di questo test nasconde una riflessione importante rispetto alle discussioni su rappresentatività di genere, ma anche – in senso più esteso – su quella della diversità a tuttotondo.

Infatti, l’Intelligenza Artificiale Generativa (GenAI) elabora immagini sulla base di modelli appresi da un’ampia gamma di dati. Se la base dati su cui il modello è stato addestrato contengono pregiudizi (come nel nostro esempio, una maggiore prevalenza di ingegneri maschi) questo può inavvertitamente influenzarne i risultati. La conseguenza è che aumenti la probabilità di generare immagini oggetto di stereotipi. In uno scenario ideale, l’IA dovrebbe bilanciare equamente le rappresentazioni, soprattutto in contesti professionali in cui la diversità di genere è fondamentale.

Il fatto che non sia necessariamente così rende evidente come l’IA sia uno specchio dei pregiudizi sociali esistenti.

 

La tecnologia non è cosa da donne?

Al di là dell’apparente narrazione al maschile, le donne sono state pioniere di molte invenzioni informatiche e scientifiche di grande portata.

Probabilmente pochi sanno che il primo programmatore della storia dei computer è stata una donna. Infatti, nel 1843 la matematica britannica Ada Lovelace fu la prima a sviluppare un algoritmo pensato per essere elaborato da una macchina analitica per la generazione dei numeri di Bernoulli. Circa un secolo dopo, la matematica e informatica statunitense Grace Hopper fu la pioniera del linguaggio di programmazione COBOL, leggibile e accessibile anche a non esperti di informatica per essere utilizzato da aziende e governi.

In ambito scientifico, la chimica britannica Rosalind Franklin è considerata una delle figure chiave nella scoperta della struttura del DNA e un simbolo per le donne nella scienza. Le sue pubblicazioni hanno ispirato generazioni di ricercatrici e ricercatori a livello mondiale.

Sono solo alcuni esempi di donne che nel loro settore hanno contribuito alla storia, esempio di una narrazione da rendere cross-genere. Eppure, ancora oggi il binomio donne e tecnologia resta fragile.

 

L’influenza dei bias

Le cause retrostanti la sotto-rappresentazione delle donne in ambito STEM sono di molteplice natura, ma ciascuno di noi può fare concretamente la sua parte nel quotidiano.

Partiamo da un assunto: tutti abbiamo pregiudizi. La verità è che tutti noi nutriamo supposizioni inconsapevoli che possono intralciare le nostre buone intenzioni e tenerci lontani dalla creazione di relazioni autentiche con persone diverse da noi. Basti pensare che siamo esposti a 11 milioni di stimoli al secondo, mentre il nostro cervello ha la capacità di elaborarne in forma cosciente appena 4 milioni. Ecco che per gestire questo limite, si creano delle scorciatoie che danno significato alle informazioni. I bias sono infatti distorsioni cognitive fondate al di fuori del giudizio critico, su percezioni errate o deformanti; non si generano su dati di realtà, ma si acquisiscono aprioristicamente, generando spesso errori cognitivi.

Nel momento in cui i bias sono reiterati, si consolidano in stereotipi. Si formano quindi delle opinioni precostituite, generalizzate e semplicistiche, che non si fondano sulla valutazione personale dei singoli casi ma si ripetono meccanicamente su persone, avvenimenti e situazioni.

Diventandone più consapevoli, possiamo però controllare le reazioni impulsive, vincere la paura dell’ignoto e superare una chiusura mentale. Noi non siamo il problema, ma possiamo essere la soluzione.

 

Uno sguardo ai dati

Gli ultimi dati pubblicati dall’Osservatorio Genere e Stereotipi di Henkel per indagare come sta evolvendo il ruolo della donna nel contesto sociale italiano sono piuttosto interessanti. Emerge che studio e lavoro non sono gender-neutral, perché secondo il panel degli intervistati, maschi e femmine hanno predisposizioni diverse, che si riflettono in facoltà “da maschi” e “da femmine”. Queste considerazioni sono condivise da entrambi i generi, rappresentando l’opinione del 52% delle donne intervistate e il 64% degli uomini. Allo stesso modo il lavoro, con mansioni più consone alla componente maschile rispetto a quella femminile, che si assume anche il carico maggiore del lavoro di cura domestica.

 

Genere e stereotipi

 

Infine, spostandoci sull’aspetto dell’educazione dei figli, i bambini sono ancora fortemente influenzati dai retaggi educativi tradizionali. Infatti, se il 62% delle mamme pensa che i giocattoli non abbiano genere, il 66% dei padri non regalerebbe una bambola a un maschio.

Anche in termini di educazione all’indipendenza, il fatto che solo il 53% delle bambine percepisca una “paghetta” a fronte del 64% dei bambini indica una potenziale disparità nella percezione di autonomia in fase adulta.

 

Ispirazione e consapevolezza: le bambine di oggi saranno le donne di domani

Scardinare gli stereotipi che segregano ancora studi e professioni in base al genere significa agire concretamente sull’educazione delle generazioni più giovani e accelerare l’evoluzione culturale e sociale in cui vengono cresciute. Per dimostrare che si può fare, servono in primo luogo modelli reali che siano di ispirazione. Possono essere:

  • modelli di comportamento che mostrino possibili percorsi per raggiungere i propri obiettivi
  • rappresentazioni di ciò che è possibile realizzare, a prescindere dal fatto che abbia un’azione diretta sul mio specifico percorso
  • fonti di ispirazione che motivano a perseguire la propria ambizione, con impatti positivi su comportamenti e obiettivi

Negli ultimi anni, molti brand hanno lanciato linee di prodotto dedicate al contributo delle donne nei diversi ambiti, dalla politica all’imprenditoria, dallo sport alle STEM e non solo. Un esempio è Mattel, che con Barbie Role model ha voluto ispirare bambine e bambini a perseguire le proprie passioni senza limite preimposti, dimostrando che non ci sono barriere di genere. Ance Lego ha creato set tematici per celebrare le donne che hanno lasciato un segno nella scienza e nella tecnologia, come il set Women of NASA che include mini figure dedicate a  Sally Ride (la prima donna americana nello spazio), Mae Jemison (la prima donna afroamericana a volare nello spazio) e Margaret Hamilton (matematica e ingegnera informatica che contribuì alla missione Apollo 11)

Oltre a ispirare le giovani donne, queste iniziative ambiscono a creano un impatto culturale più ampio, contribuendo a una società più equa e inclusiva.

Allo stesso tempo, molti studi hanno dimostrato come le donne siano più propense a mettere in dubbio il proprio valore, basti pensare che la tendenza femminile in fase di ricerca lavoro è quella di proporre la propria candidatura nel momento in cui soddisfano il 100% delle competenze richieste, mentre per gli uomini la soglia minima di corrispondenza scende al 60%.

Per supportare l’empowerment femminile fin dalle scuole dell’obbligo sono state lanciate diverse iniziative istituzionali e associative che propongono corsi gratuiti a bambine e ragazze con l’obiettivo di dare un accesso diretto alle materie STEM e mettersi alla prova. Sviluppare competenze pratiche è infatti uno strumento di grande impatto anche sulla presa di coscienza delle proprie capacità e sulla maturazione della propria autovalorizzazione.

 

Facciamoci ambassador!

Emerge chiaro un messaggio: l’ambito STEM non ha genere e rappresenta un’opportunità di libertà di espressione e di partecipazione attiva al cambiamento futuro! Se conosci bambine e ragazze interessate al mondo STEM, fai girare la voce. Ecco alcune iniziative completamente gratuite per formare talenti futuri:

  • PyGirls (12-19 anni) – Iniziativa promossa da Boston Consulting Group dedicata a ispirare e responsabilizzare le ragazze a intraprendere carriere STEM, insegnando la programmazione Python in un ambiente sicuro e stimolante
  • Ai Girls (16-18 anni) – Percorso di formazione digitale promosso da IGT e curato da Codemotion dedicato a studentesse delle scuole secondarie di secondo grado di tutta Italia. Il programma è composto da laboratori pratici su intelligenza artificiale e creative coding da remoto e da contenuti “on-demand”
  • AIxGirls (17-18 anni) – Un camp di formazione estivo promosso da Daxo Group e Associazione Donne 4.0 per offrire alle giovani studentesse gli strumenti per essere protagoniste della Quarta rivoluzione industriale
  • Coding girls – un progetto della Fondazione Mondo Digitale rivolto alle studentesse che promuove un approccio orientato al team building, learning by doing e train the trainers. L’obiettivo è stimolare l’apprendimento sul campo, la sperimentazione diretta e il mettersi in gioco singolarmente e in gruppo per acquistare fiducia nelle proprie capacità nei campi scientifici
  • Generation Italy (18-29 anni) – Attiva in Italia dal 2018, fa parte dell’organizzazione internazionale no-profit Generation. Propone corsi online completamente gratuiti. Si propone di rendere accessibili le opportunità offerte dal mercato STEM senza bisogno di alcuna competenza tecnica pregressa, lavorativa o di studi
  • Borse di studio STEM per le donne (da 18 anni in su) – Trovi qui una selezione di borse di studio rivolte a un pubblico femminile per promuovere una maggiore rappresentanza di genere nel settore
  • Lezioni online gratuite e corsi in presenza (per tutte le età!) – Ecco la nostra selezione di opportunità formative per metterti in gioco! Le proposte vengono rinnovate di anno in anno per mantenersi al passo delle richieste del mercato del lavoro

 

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