Siamo arrivati al secondo appuntamento della rubrica “La Rosa dei Venti – Cambiare Sguardo”, lo spazio del blog ideato e curato da Erika Dicuonzo. Uno spazio di riflessione e approfondimento, ma anche un viaggio per orientarsi tra emozioni, comportamenti e motivazioni, imparando a leggere le situazioni da prospettive diverse. 

Ogni giorno accadono decine di episodi apparentemente semplici.

Un messaggio letto senza risposta o una frase detta con un tono diverso dal solito.
Una riunione in cui qualcuno interrompe il nostro intervento oppure un feedback ricevuto più bruscamente del previsto.

Una delle frasi che porta più ad uno stato di ansia: “dobbiamo parlare”.

A volte bastano pochi secondi perché dentro di noi si attivi qualcosa.

Il corpo reagisce: il respiro cambia.
La nostra mente inizia a costruire interpretazioni.
E quasi senza accorgercene…reagiamo.

La maggior parte delle persone pensa che le reazioni dipendano direttamente da ciò che accade: “ad ogni azione corrisponde una reazione”.

In realtà, nella maggior parte dei casi, ciò che guida il comportamento non è tanto l’evento in sé, ma il significato che viene attribuito a quell’evento.

È qui che entra in gioco uno degli aspetti più importanti dell’intelligenza emotiva: la capacità di creare spazio tra ciò che accade e il modo in cui si sceglie di rispondere.

Non reagiamo ai fatti, ma alla loro interpretazione

Due persone possono vivere la stessa situazione in modo completamente diverso.

  • Un feedback può essere percepito come un attacco oppure come un’opportunità di crescita.
  • Un silenzio può essere interpretato come disinteresse oppure come bisogno di tempo.
  • Una richiesta urgente può essere letta come pressione o come fiducia nelle proprie capacità.

Questo accade perché l’esperienza umana non è fatta solo di eventi oggettivi, ma anche di interpretazioni.

Tra uno stimolo e una risposta esiste infatti un passaggio intermedio, spesso rapidissimo e automatico: Stimolo → Interpretazione → Azione

Nella maggior parte dei casi, questo processo avviene senza consapevolezza.
L’interpretazione sembra coincidere con la realtà e la reazione diventa immediata.

Eppure è proprio in questo spazio che si costruisce gran parte della qualità delle relazioni, delle decisioni e dei comportamenti quotidiani.

Il problema non è l’emozione, ma la velocità

Quando si parla di intelligenza emotiva, una delle convinzioni più diffuse è che significhi “controllare le emozioni”. In realtà, il punto non è reprimere ciò che si prova.


Le emozioni sono risposte naturali e automatiche dell’essere umano. Hanno una funzione e forniscono informazioni importanti su ciò che sta accadendo dentro e fuori di noi.

L’attenzione nasce quando si passa troppo velocemente dall’emozione all’azione. Quando non siamo consapevoli di come funzionano le emozioni e quando non siamo in grado di regolare la loro intensità.

Succede:

  • Quando si risponde impulsivamente a un messaggio che ci ha provocato una reazione legata alla rabbia.
  • Quando si interrompe qualcuno senza ascoltare fino in fondo perché magari ci lasciamo trasportare dall’euforia.
  • Quando si evita una conversazione per paura del conflitto.
  • Quando si reagisce con chiusura, rigidità o aggressività senza comprendere realmente cosa si sia attivato.

Molte reazioni automatiche dipendono dal presente, ma soprattutto dalle esperienze precedenti, dalle convinzioni personali e dal modo in cui si è imparato a leggere la realtà.

Per questo motivo, spesso, si reagisce a ciò che sta accadendo “qui e ora”, ma anche a ciò che quella situazione rappresenta simbolicamente.

Ed è proprio questa velocità a ridurre la possibilità di scelta.

Creare spazio: il cuore della consapevolezza emotiva

L’intelligenza emotiva non consiste nel diventare freddi o distaccati, non significa neanche eliminare rabbia, paura o frustrazione e non richiede di essere sempre calmi.

Significa sviluppare la capacità di osservare e comprendere ciò che accade prima che diventi un comportamento automatico.

Creare spazio vuol dire riconoscere ciò che si sta provando: dare un nome all’emozione e comprendere cosa l’ha attivata, osservare l’interpretazione che si sta costruendo ed infine scegliere come agire.

Questo spazio può durare pochi secondi.


Eppure, spesso, è sufficiente per cambiare completamente la direzione di una conversazione, di una relazione o di una decisione.

Tra ciò che accade e ciò che si fa esiste uno spazio invisibile dove, molte volte, si gioca la differenza tra reagire automaticamente e scegliere consapevolmente.

L’intelligenza emotiva nei contesti professionali

Nei contesti lavorativi, questo processo è continuo. Ad esempio un collega diretto può essere percepito come aggressivo e un feedback può essere vissuto come svalutazione personale.


Il confronto può trasformarsi rapidamente in un conflitto e la difficoltà interpretata come incapacità.

Molte dinamiche professionali dipendono dalle competenze tecniche, certo, ma soprattutto dal modo in cui vengono interpretate le situazioni e gestite le emozioni che ne derivano.

Per questo l’intelligenza emotiva viene considerata oggi una delle competenze più rilevanti nei contesti organizzativi, poichè influenza non solo la comunicazione e la collaborazione nei team, ma anche la qualità della leadership.

Si tratta di una competenza fondamentale nella gestione dei conflitti, ma anche per la nostra capacità decisionale e l’adattabilità nei cambiamenti.

Essere emotivamente consapevoli non significa evitare le emozioni, ma utilizzarle come informazioni utili per leggere meglio ciò che sta accadendo.

  • La rabbia può indicare un confine superato.
  • La paura può segnalare esposizione o incertezza.
  • La frustrazione può evidenziare una distanza tra aspettative e realtà.
  • L’entusiasmo può mostrare ciò che ha valore e significato.

Le emozioni diventano così strumenti di orientamento.

Scegliere invece di reagire

Orientarsi, oggi, richiede qualcosa di più della semplice velocità.

Richiede presenza, capacità di osservare e la consapevolezza di ciò che si attiva dentro di sé mentre si vive una situazione.

Molto spesso si cerca di cambiare immediatamente il comportamento, senza comprendere ciò che lo genera, eppure il cambiamento più profondo inizia nel momento in cui si riesce a riconoscere il processo che porta dalla percezione alla reazione.

È lì che nasce la possibilità di scelta.

Perché la consapevolezza non elimina automaticamente le emozioni, ma permette di non esserne guidati in modo inconsapevole e di scegliere una risposta più coerente con ciò che conta davvero.

E a volte cambiare direzione non significa cambiare tutto, significa creare un piccolo spazio tra ciò che si sente e ciò che si sceglie di fare.

Perché quando cambia lo sguardo, cambia anche ciò che diventa possibile.

“Ogni direzione cambia quando cambia lo sguardo.”

Erika Dicuonzo