Siamo arrivati al terzo appuntamento della rubrica “La Rosa dei Venti – Cambiare Sguardo”, lo spazio del blog ideato e curato da Erika Dicuonzo. Uno spazio di riflessione e approfondimento, ma anche un viaggio per orientarsi tra emozioni, comportamenti e motivazioni, imparando a leggere le situazioni da prospettive diverse.
Quando ci si trova davanti a due mele, una perfetta e lucida e l’altra più irregolare, con qualche imperfezione sulla superficie, la scelta cade spesso sulla prima.
È una reazione naturale.
L’occhio viene attratto da ciò che appare più ordinato, più curato, più rassicurante.
Eppure chi coltiva la terra sa bene che l’aspetto esteriore non racconta sempre la qualità del frutto. Anzi, spesso le varietà coltivate in modo più naturale, meno uniformi e apparentemente meno “perfette”, sono proprio quelle che conservano il sapore più intenso.
La buccia fornisce informazioni, ma non racconta tutta la storia.
Lo stesso accade nelle relazioni.
Ogni giorno si incontrano persone, si osservano comportamenti, si ascoltano parole e, quasi senza accorgersene, si formulano conclusioni.
Quella persona è troppo aggressiva.
Quella è fredda.
Quella è superficiale.
Quella è lenta.
Quella è complicata.
Ma quanto di ciò che si vede corrisponde davvero alla persona che si ha davanti?
Quando il primo sguardo diventa un giudizio
L’essere umano è costantemente chiamato a interpretare la realtà.
Per orientarsi in un mondo complesso, il cervello utilizza scorciatoie mentali che permettono di prendere decisioni rapide e di attribuire significati alle situazioni.
Questi meccanismi sono utili e necessari. Senza di essi ogni scelta richiederebbe un’enorme quantità di energia e di tempo.
Allo stesso tempo, però, possono portare a conclusioni affrettate.
A partire da pochi elementi osservabili, si tende a costruire una spiegazione completa di una persona.
Così un tono di voce diventa un tratto caratteriale, un comportamento – magari occasionale – diventa una definizione e un’impressione iniziale diventa una certezza.
È qui che entrano in gioco i bias cognitivi, quelle interpretazioni automatiche che influenzano il modo in cui leggiamo ciò che accade.
Il problema non è averli. Tutti ne hanno.
Il punto è ricordare che esistono e che ciò che appare in superficie potrebbe non raccontare l’intera storia.
Proprio come accade con un frutto.
La buccia è visibile immediatamente… il sapore si scopre solo andando oltre.
Comportamento e carattere non sono la stessa cosa
Uno degli equivoci più frequenti nelle relazioni consiste nel confondere il comportamento con il carattere.
Il comportamento è ciò che si osserva.
Il carattere riguarda aspetti molto più profondi e complessi della persona.
Una persona può interrompere durante una riunione. Questo comportamento è visibile. Ma cosa racconta davvero?
Potrebbe essere impazienza.
Potrebbe essere entusiasmo.
Potrebbe essere il desiderio di contribuire.
Potrebbe essere l’abitudine a lavorare in contesti molto veloci.
Lo stesso comportamento può avere significati differenti.
Pensiamo anche a una persona che parla poco.
C’è chi potrebbe definirla distante o poco interessata.
In realtà potrebbe essere riflessiva, prudente o semplicemente più orientata all’ascolto.
Le persone non sono i loro singoli comportamenti.
I comportamenti rappresentano segnali, indizi, manifestazioni esterne.
Sono la buccia.
Comprendere davvero qualcuno richiede la disponibilità ad andare oltre ciò che appare immediatamente evidente.
Perché con alcune persone tutto scorre?
Probabilmente è capitato a tutti di incontrare qualcuno con cui la comunicazione sembra naturale fin dal primo momento.
Qualcuno con cui le conversazioni sembrano scorrere e ci si comprende rapidamente. Persino le differenze di opinione con queste persone vengono gestite senza particolari difficoltà.
Con altre persone, invece, l’esperienza può essere diversa: incomprensioni frequenti e conversazioni che richiedono maggiore attenzione.
Spesso si attribuisce questa differenza alla simpatia o all’antipatia.
In alcuni casi può essere così.
Molto più spesso, però, la spiegazione è un’altra.
Le persone infatti osservano il mondo attraverso modalità differenti: attribuiscono importanza a elementi diversi e prendono decisioni seguendo criteri differenti.
Comunicano in modi differenti.
Ed è proprio qui che entra in gioco il tema delle energie comportamentali.
Le energie comportamentali: una chiave di lettura
Quando si parla di energie comportamentali non si parla di etichette né di categorie rigide.
Si parla di preferenze.
Di tendenze.
Di modalità che una persona utilizza più frequentemente per relazionarsi con il mondo.
Ci sono persone che tendono a essere rapide, dirette e orientate ai risultati.
Altre che mettono al centro la relazione, il coinvolgimento e l’entusiasmo.
Altre ancora che cercano stabilità, armonia e collaborazione.
Altre che preferiscono raccogliere informazioni, analizzare e approfondire prima di decidere.
Nessuno di questi approcci è migliore degli altri.
Ognuno porta con sé risorse, punti di forza e possibili criticità.
La difficoltà nasce quando si interpreta uno stile diverso dal proprio come un errore.
Quando la velocità viene scambiata per aggressività.
Quando la riflessione viene interpretata come indecisione.
Quando l’attenzione ai dettagli viene letta come eccessiva rigidità.
Quando il bisogno di relazione viene confuso con superficialità.
In questi casi non si sta osservando la persona.
Si sta osservando la propria interpretazione della persona.
Leggere oltre la superficie
Conoscere le differenze comportamentali significa sviluppare uno sguardo più ampio e più consapevole.
Significa iniziare a chiedersi cosa possa esserci dietro un comportamento invece di fermarsi alla prima impressione.
Una persona molto diretta potrebbe avere un forte orientamento all’obiettivo.
Una persona molto prudente potrebbe avere un elevato senso di responsabilità.
Una persona particolarmente socievole potrebbe utilizzare la relazione come modalità principale per costruire fiducia.
Una persona analitica potrebbe cercare sicurezza attraverso la comprensione approfondita delle informazioni.
Quando si impara a leggere questi aspetti, molte relazioni iniziano a cambiare.
Non perché le differenze scompaiano.
Ma perché diventano comprensibili.
La comprensione riduce il giudizio
Molti conflitti nascono dall’interpretazione delle differenze.
Quando non si comprende ciò che accade, il rischio è riempire gli spazi vuoti con ipotesi, convinzioni e giudizi.
Quando invece aumenta la comprensione, aumenta anche la possibilità di costruire relazioni più efficaci.
Non si tratta di essere sempre d’accordo.
Non si tratta di diventare tutti uguali.
Si tratta di riconoscere che esistono modi diversi di vedere il mondo.
E che queste differenze possono rappresentare una ricchezza anziché un ostacolo.
Oltre la buccia
Le persone sono molto più complesse di ciò che mostrano a un primo sguardo.
Così come un frutto non può essere giudicato esclusivamente dal suo aspetto esteriore, una persona non può essere compresa soltanto osservando i suoi comportamenti.
La buccia offre informazioni.
Il sapore racconta una storia più profonda.
Nelle relazioni accade la stessa cosa.
Ciò che appare in superficie è solo una parte.
Dietro ogni comportamento esistono bisogni, esperienze, valori, preferenze e modalità di funzionamento che meritano di essere comprese.
Forse orientarsi nelle relazioni significa proprio questo: ricordarsi che il primo sguardo non sempre è sufficiente.
Concedersi la curiosità di andare oltre ciò che appare.
E imparare a scoprire il sapore che si nasconde sotto la buccia.
Perché:
“Ogni direzione cambia quando cambia lo sguardo.”