Quarto appuntamento della rubrica “La Rosa dei Venti – Cambiare Sguardo”, lo spazio del blog ideato e curato da Erika Dicuonzo. Uno spazio di riflessione e approfondimento, ma anche un viaggio per orientarsi tra emozioni, comportamenti e motivazioni, imparando a leggere le situazioni da prospettive diverse.
Nel precedente articolo ci siamo fermati a riflettere su quanto sia facile giudicare una persona osservando un solo comportamento. Abbiamo visto come il nostro cervello tenda a riempire gli spazi vuoti con interpretazioni, spesso guidate da esperienze passate, convinzioni e bias.
Ma cosa succede quando proviamo ad andare un passo oltre?
Cosa accade quando smettiamo di chiederci «Perché si comporta così?» e iniziamo a domandarci «Che modo ha di leggere il mondo?»
Perché, a volte, non è tanto il messaggio a creare distanza ma è come lo costruiamo o lo ascoltiamo e soprattuto che significato gli attribuiamo.
Una stessa conversazione, quattro esperienze diverse
Pensiamo a una scena molto comune come la fine di una riunione, dove i partecipanti hanno ascoltato le stesse parole, eppure le impressioni sono completamente diverse.
Perché ci sono persone a cui basta essere arrivati ad una conclusione per sentirsi soddisfatti.
E poi ci sono quelli che sentono di non aver avuto abbastanza tempo per approfondire i concetti emersi nell’incontro.
Chi magari lamenta la mancanza di alcuni dati.
E chi, invece, esce con la sensazione che nessuno abbia davvero ascoltato le persone coinvolte.
La domanda è inevitabile: possibile che fossimo tutti nella stessa riunione?
La risposta è sì.
Perché la comunicazione non passa soltanto dalle parole. Passa anche attraverso il nostro modo di osservare la realtà.
Ognuno legge il mondo con una lente diversa
Ognuno di noi tende, in modo naturale, a prestare attenzione ad aspetti differenti.
C’è chi cerca velocità e concretezza.
Chi dà valore alle relazioni e al clima del gruppo.
Chi si sente più sicuro quando dispone di dati, informazioni e tempo per riflettere.
E chi si entusiasma davanti alle idee nuove e alle possibilità ancora da esplorare.
Ovviamente nessuno di questi modi è migliore degli altri, ma sono semplicemente prospettive diverse. Ma è qui che nasce uno degli equivoci più frequenti.
Spesso pensiamo che comunicare bene significhi spiegarsi meglio.
In realtà, molto più spesso, significa imparare a incontrare l’altro nel suo modo di comprendere.
Quando lo stesso messaggio genera reazioni diverse
Immaginiamo un responsabile che dica a un collaboratore: “Mi serve questa attività entro venerdì.”
Una richiesta semplice, una situazione che accade molto spesso. Eppure anche all’interno dello stesso team vedremo reazioni a volte anche molto diverse fra loro.
Qualcuno inizierà subito il lavoro.
Qualcuno chiederà maggiori dettagli.
Qualcun altro vorrà capire quale sia la priorità rispetto agli altri impegni.
Qualcun altro ancora cercherà di comprendere chi sarà coinvolto e come verrà gestita la collaborazione.
Il rischio è associare queste domande a idee e preconcetti: se si pensa ad una persona che chiede la priorità rispetto ad altri impegni come ad una persona poco disponibile, stiamo usando la nostra visione delle persone.
Non è scarsa motivazione o poca disponibilità.
È semplicemente un modo diverso di elaborare la stessa informazione.
Dietro ogni comportamento c’è una logica
Quando non conosciamo queste differenze rischiamo di attribuire intenzioni dove in realtà esistono soltanto modalità differenti.
La persona che interrompe potrebbe essere percepita come maleducata, mentre sta semplicemente pensando ad alta voce.
Chi pone molte domande potrebbe sembrare insicuro, quando in realtà sta cercando di ridurre il margine di errore.
Chi non partecipa alla discussione potrebbe apparire poco coinvolto, mentre sta elaborando con attenzione ciò che ha ascoltato.
E chi arriva rapidamente a una conclusione potrebbe essere giudicato superficiale, quando sta semplicemente cercando di trasformare le idee in azione.
Cambiare sguardo significa proprio questo: smettere di interpretare automaticamente un comportamento come un tratto della personalità e iniziare a chiedersi quale bisogno, quale stile o quale modo di leggere la realtà possa esserci dietro.
Comprendere prima di interpretare
Per chi lavora con le persone — che sia un manager, un’imprenditrice, una professionista o semplicemente qualcuno che desidera migliorare le proprie relazioni — questa consapevolezza può fare una differenza enorme.
Può ridurre i conflitti inutili perché migliora la qualità delle conversazioni.
Può favorire la collaborazione, permettendo di costruire fiducia più velocemente.
La comunicazione, infatti, non migliora quando impariamo a parlare di più o “meglio”.
Migliora quando impariamo ad ascoltare anche ciò che non viene detto.
Forse il vero obiettivo non è trovare le parole perfette, il tono giusto, migliorare solo paraverbale e non verbale.
È sviluppare la curiosità di capire come l’altra persona stia leggendo quella stessa situazione.
La prossima volta che qualcuno comunicherà in modo molto diverso dal tuo, prova a fermarti un istante.
Invece di pensare: “Perché fa così?”
prova a chiederti: “Quale modo di osservare il mondo c’è dietro questo comportamento?”
A volte basta questa domanda per trasformare un’incomprensione in una conversazione.
Perché comprendere gli altri significa riconoscere che esistono mappe diverse della realtà.
E quando iniziamo a leggere quelle mappe con curiosità, invece che con giudizio, le relazioni cambiano profondamente.
Lo sguardo del coach – Un minuto per allenarti
La prossima volta che una conversazione ti lascia infastidito, deluso o semplicemente perplesso, concediti un minuto prima di trarre una conclusione.
Prova a rispondere a queste tre domande:
- Che cosa ho osservato concretamente? (Solo i fatti, senza interpretazioni.)
- Quale significato gli ho attribuito?
- Quale altra spiegazione potrebbe esserci dietro quel comportamento?
Non sempre troverai la risposta giusta.
Ma allenerai qualcosa di ancora più importante: la capacità di sospendere il giudizio e lasciare spazio alla curiosità.
È proprio lì che iniziano le conversazioni migliori.
Questo semplice esercizio non serve a trovare la spiegazione “giusta” del comportamento degli altri.
Serve ad allenare uno sguardo più aperto e curioso.
Chi si occupa di comportamento umano parla spesso di stili comportamentali: modalità ricorrenti con cui ciascuno di noi tende a comunicare, prendere decisioni, affrontare i problemi e costruire relazioni.
Non sono etichette né categorie rigide ed è importante che non vengano viste così. Sono una chiave di lettura che ci aiuta a comprendere perché le persone possono reagire in modo diverso alla stessa situazione.
Più impariamo a riconoscere queste differenze, meno sentiamo il bisogno di giudicarle. E proprio lì la comunicazione diventa un’opportunità di comprensione reciproca.
La Rosa dei Venti non ci indica quale strada percorrere. Ci ricorda che ogni persona osserva il mondo da una prospettiva diversa.
Nel prossimo articolo continueremo questo viaggio spostando lo sguardo ancora più in profondità.
Perché, se gli stili ci aiutano a capire come le persone si muovono nel mondo, esiste una domanda ancora più importante:
Che cosa le muove davvero?
Perché ogni direzione cambia quando cambia lo sguardo.